Dessanay con la sua bici con cui girerà la Sardegna

Oltre un anno in giro per la Sardegna, in sella alla fedele bicicletta, per visitare tutti e 377 i comuni della Sardegna. E, attenzione: a ogni paese, borgo o città, verrà dedicata un’intera giornata. Un viaggio che Sebastiano Dessanay, musicista cagliaritano di 46 anni, intraprenderà dal prossimo 26 ottobre, con partenza da Nuoro e che si concluderà a Cagliari. Con sé Dessanay, da diverso tempo insegnante di musica a Birmingham, avrà solo un ukulele e poco altro, insieme al bagaglio strettamente necessario. Un’impresa quasi folle, che segue però una logica ben precisa: un ritorno alle origini attraverso la scoperta di luoghi nuovi e, soprattutto, la ri-scoperta di sé, in un viaggio più introspettivo di quanto le premesse possano raccontare.



Come nasce l’idea di 377Project? Da fuori sembra la realizzazione di un sogno, con l’unione di tanti aspetti che rappresentano la tua vita.

Sicuramente è così, è un progetto che avevo in mente da molti anni ma con tante e ovvie difficoltà, alla luce della mia vita in Inghilterra: avrei dovuto staccare da tutto, lavoro e relazioni personali. Poi quest’anno tutto è diventato più semplice e ho deciso di fare questa esperienza, dopo essere tornato single e stanco dell’atmosfera pesante dovuta alla “Brexit”. Avevo bisogno di un momento di pausa, così ho pensato che fosse arrivato quello giusto per mettere in atto 377Project. Un’idea che mette insieme le mie passioni, musica e arte, insieme al ritorno alle origini e allo sport, visto che farò tutto in bicicletta.

377 paesi sardi in 377 giorni, in bici e con un ukulele. Non ti spaventa la portata dell’impresa?

In Inghilterra non ho l’auto, quindi sono abituato a usare solo la bicicletta, anche per distanze lunghe e con un clima assolutamente differente da quello sardo. Quanto ai 377 comuni, la vera impresa è dedicare una singola giornata a ognuno di essi: avrei potuto raggrupparne alcuni, data la loro prossimità, ma in questo modo riuscirò a uniformarli tutti, dando la stessa importanza a grandi e piccoli centri, con ovvi vantaggi per questi ultimi, alla luce dello spopolamento delle zone interne. Sarà un’impresa “titanica” che durerà poco più di un anno, per cui ho dovuto lasciare il lavoro e che mi vedrà pedalare un bel po’, anche se in alcuni casi le distanze sono davvero minime, ma la fatica sarà sicuramente ripagata dall’accoglienza che conto di ricevere in ogni comune toccato dal mio viaggio. Paradossalmente, le pedalate saranno i miei momenti di “relax”, dove sarò da solo con me stesso a ripensare all’andamento dell’avventura e ai vari spunti che riuscirò a trarre.

Tu vivi in Inghilterra, dove ti sei ritagliato un ruolo da musicista, compositore e insegnante stimato e con esperienza internazionale. Quali sono le motivazioni che ti hanno spinto a tornare “alle origini”?

La motivazione principale è stata la necessità di prendermi un anno sabbatico. Non credo sarà un ritorno definitivo in Sardegna, che vedo più come un anno di stacco dalla mia esperienza inglese che iniziava a starmi stretta: la Brexit, la routine data dalla vita dell’insegnante, che rischia di farti sottovalutare alcuni aspetti più creativi. Proprio la creatività sarà il nucleo di questa avventura: voglio “costringermi” a scrivere musica ogni giorno, prendendo spunto da tutto ciò che vedrò e vivrò. Potrebbe essere un abbandono definitivo dell’Inghilterra, ma davvero ora non lo so e non posso saperlo: da tempo stavo progettando di trasferirmi in un’altra nazione europea, come la Francia, anche se alla fine le cose non sono andate in porto. Deciderò, al termine di “377”, dove spostarmi.

Qual è il tuo rapporto con lo sport, sia praticato che seguito da tifoso?

Vado in bicicletta da dieci anni, anche se non mi posso definire un ciclista. Di solito faccio distanze brevi come 20, 30 chilometri anche se quest’estate ho osato con la “tiratona” da Birmingham a Liverpool, di circa 170 chilometri, per provare la resistenza. Ce l’ho fatta, anche se con un ginocchio un po’ dolorante. Inoltre mi piace correre: ho fatto due mezze maratone e una maratona, quest’anno, a Edimburgo. L’ho finita tutta, anche se con un tempo che non sto qui a riportare (ride, ndr). E siccome mi piace anche nuotare, credo che un giorno mi cimenterò anche nel triathlon, chissà. Per quanto riguarda lo sport “seguito”, come tanti musicisti sono un disastro (ride ancora, ndr), dato che non sono aggiornato. Del calcio ricordo le squadre presenti sul mio album di figurine di quando avevo dieci anni, ma direi che è passato un bel po’ di tempo. A mio modo di vedere, lo sport è una disciplina quasi zen, personale. Serve a curare la mente e il fisico: ciclismo, corsa e nuoto sono discipline individuali, in cui ritrovo me stesso. Movimenti ripetitivi che mi attivano il cervello e le idee. Ma non mi si chieda di essere tifoso, perché quello proprio non sono…

Sardegna, sport, scrittura e, soprattutto, musica sono al centro di questo ambizioso progetto. C’è un aspetto, di questi quattro, che senti più tuo, che ti caratterizza e identifica?

Rispondo la musica, senza ombra di dubbio. La mia intenzione, al termine del progetto, è unire tutte le idee musicali prodotte durante l’avventura per creare un disco. Gli altri sono aspetti diversi: da cagliaritano, per esempio, mi sento molto poco “sardo”. In una recente intervista legata all’uscita di un libro sul jazz in Sardegna, ho definito Cagliari come “un’isola nell’isola”. I suoi abitanti, specie quelli della mia generazione, spesso crescono senza parlare il sardo e senza alcun tipo di legame con i paesi dell’interno. Per questi motivi “377” è una scoperta della Sardegna, più che una riscoperta. Per quanto riguarda la scrittura, poi, l’idea del blog da aggiornare quotidianamente è più per annotare le mie impressioni della giornata vissuta, magari con qualche aneddoto, sicuramente con un taglio incentrato sul già citato “processo creativo”. Lo farò però da profano, perché non mi ritengo assolutamente uno scrittore. Se poi, oltre al disco, dovesse uscire anche un libro che racchiude tutto quanto scritto durante questa esperienza, ancora meglio.



Quali sono le tue aspettative per questo progetto? Come ti vedi al 377esimo giorno, all’arrivo a Cagliari?

Sarò sincero: non ho aspettative, al momento. Sarà un’esperienza vissuta giorno dopo giorno, in cui son sicuro incontrerò molte persone. Ci sarà tanta improvvisazione, insieme ad alcune cose pianificate come il concerto inaugurale del progetto a Lollove, frazione di Nuoro. Spero che l’arrivo a Cagliari, mia città natale, sia poi organizzato per bene, ma avrò modo di pensarci più avanti. Ci saranno giorni lunghi e intensi, noiosi e ricchi di emozioni. Ci sarà il bello e il brutto tempo, ci sarà davvero di tutto. Prenderò un paio di pause, ognuna di circa tre giorni, durante il progetto: Natale, Capodanno e, soprattutto, alcuni concerti importantissimi in Inghilterra. Prenderò l’aereo, farò il concerto e poi via, di nuovo in Sardegna in sella alla mia bicicletta. Al termine di 377, poi, ci sarà tutta la fase di editing: video, disco, blog e, a quanto è emerso negli ultimi giorni, probabilmente verrà girato anche un documentario sul mio viaggio.

di Francesco Aresu

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