Nicolò Barella

Media sportivi impazziti, addetti ai lavori che un giorno sì e l’altro pure parlano di lui: Nicolò Barella è sempre più popolare, stella polare assieme ad altri giovani italiani della possibile rinascita del calcio nazionale. Il canterano del Cagliari è sulla bocca di tutti e da prospetto diventa ogni giorno di più una fantastica realtà. Gioiello non solo metaforicamente, ma anche materialmente: il suo valore di mercato cresce esponenzialmente e iniziano a diventare stretti i 40 milioni fissati da Giulini come base d’asta per chi volesse assicurarsi le prestazioni del numero 18 del Cagliari.



Il realismo dice che Barella non potrà stare ancora a lungo in Sardegna: stipendio da capogiro all’orizzonte, ambizione di giocare per traguardi importanti, l’Olimpo del calcio europeo ad attenderlo. I tifosi rossoblù però si dividono fra la rassegnazione di chi pensa che sarà impossibile trattenerlo e i sogni di chi invece spera che il figlio d’oro della città preferisca essere profeta in Patria piuttosto che cercare gloria effimera (o incompleta) altrove. La società ha almeno 40 milioni di buoni motivi per pensare alla cessione futura del ragazzo, mentre Barella ne avrà più di un paio per vedere il proprio futuro con un’altra maglia: questa è la nuda realtà dei fatti, questo è il calcio, questo è il (calcio)mercato.

Giulini però ha in mano una carta per alimentare il sogno, per far sì che le parole su un Cagliari sempre più sardo e con voglia di calcio che conta non restino a mezz’aria. Quella di offrire a Barella un contratto adeguato al suo valore e compatibile con le possibilità delle casse rossoblù. A quel punto la palla passerebbe proprio al ragazzo, che si troverebbe di fronte a una scelta non facile, fra le comprensibili ambizioni (sportive ed economiche) da non lasciarsi scappare e l’opportunità di diventare icona della propria terra, bandiera a vita dei colori rossoblù e artefice principale della crescita della squadra passo dopo passo.

Un Cagliari che rispedisce al mittente offerte faraoniche e che mette al centro del proprio progetto il suo diamante più luminoso, fascia di capitano al braccio e il percorso di Luigi Riva da Leggiuno che si ripete cinquant’anni dopo.
Forse utopia, forse solo un sogno da tifosi: vale la pena crederci e provarci.

Matteo Zizola



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