Barella e Maran (foto: Zuddas | Fotocronache.it)

È il suo momento, inutile negarlo. Nel ritratto proposto da SportWeek, Nicolò Barella ha parlato anche del suo futuro: “Se dovessi andare via non lo farei per i soldi, ma sono per l’ambizione: non mi interessano le supercar o l’attico. Inter? Ho sempre tifato Cagliari ma tutti in famiglia sono nerazzurri, quindi da bambino ero felice quando l’Inter vinceva. Il mio idolo da piccolo era Del Piero, mentre il modello da seguire era Stankovic per intensità e tiro. Era un giocatore che mi riempiva gli occhi. Attualmente però penso che il giocatore più forte a centrocampo sia Modric“. 



“Al Cagliari mi sento parte di un popolo -ha proseguito il gioiellino rossoblù –  a spingermi non è solo il tifo, ma la passione di una comunità intera. È un orgoglio giocare per la mia squadra, a volte ci insultano chiamandoci pastori, ma penso che ci sia grande dignità nel mungere una vacca all’alba per dare il latte alle persone. Più di altri gioisco delle vittorie e soffro nelle sconfitte. So che la gente vorrebbe sempre di più da me, ma deve sapere che, anche quando faccio male, ho dato tutto. Posso sbagliare un passaggio, mai l’atteggiamento”.

Sugli esordi: “Il pallone è arrivato a 3 anni e mezzo, alla scuola calcio “Gigi Riva”. Ovviamente a quell’età era solo per divertirmi. Uno o due anni dopo mia mamma mi portò a pallacanestro perché nella sua famiglia ci avevano giocato tutti ma in palestra ero l’unico che calciava il pallone contro il muro. Così tornai alla “Gigi Riva”. Lui l’ho conosciuto solo a 17 anni. Mi disse “Ti ho visto giocare, continua così”. Trovai la forza di rispondergli: “grazie”.

“Il paragone con Nainggolan? Ci sta, ma lui ha più forza fisica. Il mio ruolo? Mi sento una mezzala perché posso fare entrambe le fasi, quando gioco da trequartista mi sento meno utile per riconquistare il pallone anche se ho più libertà di movimento, da regista sono lontano dalla porta avversaria. Le tante ammonizioni? Non vuol dire che sono cattivo. Io voglio vincere e non mi piace togliere la gamba. Non voglio che l’avversario passi. La famiglia? L’ho sempre desiderata, forse perché avevo tanti cugini: Federica è la donna giusta, anche se comanda lei per il 60% e io per il 40%, cerco di farmi valere (ride, ndr)“. 



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