Alessio Cragno e Fabio Pisacane (foto: CalcioCasteddu)

Alessio Cragno e Fabio Pisacane, due facce di una stessa medaglia chiamata etichetta. Protagonisti positivi dell’inizio di stagione del Cagliari di Maran. Il portiere e il difensore non hanno dovuto lottare solo contro gli avversari di turno, ma anche contro l’identico pregiudizio, pur se di diversa natura, che li vedeva come inadatti al massimo campionato.



Cragno arrivò diciottenne in rossoblù con Zeman e fu vittima sia di una situazione non facile sia della sua giovane età. Prestazioni insufficienti e via con i prestiti, prima a Lanciano e poi a Benevento, per far posto a Storari. Proprio in Campania il portiere inizia a strappare l’etichetta che si portava dietro dall’esordio in A a Cagliari: troppo basso per difendere la porta, insicuro tecnicamente e mentalmente. Una stagione da protagonista, la promozione in A con le Streghe e finalmente l’occasione di dimostrare il proprio valore nel calcio che conta. La sfida più difficile diventa così quella di conquistare la stima dei suoi stessi tifosi, ancorati a quella prima annata condita dalla retrocessione.

Pisacane arriva in rossoblù sotto l’ala protettiva del suo mentore Rastelli, uomo di fiducia sul cui giudizio pesa costantemente quello riservato al suo allenatore. L’etichetta di raccomandato, la sensazione che una volta andato via il tecnico corregionale anche lui possa fare le valigie. Pisacane è però giocatore testardo, ha conquistato la Serie A con le unghie e con i denti e non ha nessuna intenzione di mollarla. Rastelli o non Rastelli. Della malattia superata si è scritto tanto, la rabbia agonistica ne diventa logica conseguenza.

Così la difesa del Cagliari attuale ha in Cragno e Pisacane i principali artefici della propria solidità: quando l’accortezza tattica lascia dei buchi, il portiere e il centrale di difesa sono sempre pronti a togliere le castagne dal fuoco. “Cragno è un fenomeno tecnicamente, ma soprattutto mentalmente”, parola del suo ex preparatore David Dei, colui che gli ha trasmesso i segreti per fare il salto di qualità e che gli ha tirato fuori ciò che già era dentro di lui, quella sicurezza che fa crescere esponenzialmente le doti tecniche.



Il pareggio di Firenze ha definitivamente strappato da entrambi l’etichetta di inadatti. La parata di Cragno su Chiesa, la chiusura di Pisacane su Simeone ed ecco il sigillo sul risultato. Sia per Alessio che per Fabio la ciliegina sulla torta di una stagione finora sopra le righe: il primo alla caccia della definitiva consacrazione, dopo l’anno scorso condito da un infortunio che lo limitò senza oscurarlo, anzi. Il secondo che non vuole saperne di essere una semplice riserva e che piano piano ha scalato le gerarchie di Maran non sbagliando più una singola partita dopo il tremendo debutto di Empoli (dove fu in buona compagnia…). Dieci gol subiti in nove gare, una fase difensiva solida con due protagonisti su tutti: Alessio da Fiesole e Fabio da Napoli.

Matteo Zizola

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