Castro esulta dopo il gol in Cagliari-Chievo 2-1 (foto: cagliaricalcio.com)

Il Cagliari sbriga la pratica Chievo dell’ex Ventura e sale a 13 punti in classifica, confermando pregi e difetti emersi dalla gara di Firenze. Sette punti nelle ultime tre gare, tanti quanti sono quelli di distanza dalla zona rossa, due vittorie casalinghe e la Sardegna Arena finalmente fortino inespugnabile. L’Europa è lontana solo due punti e la parte sinistra della classifica a vista, in una graduatoria comunque molto corta.



Contro un Chievo apparso meritevole dell’ultima posizione in classifica, i rossoblù hanno messo in campo un’ora di ottimo calcio, dimostrandosi pazienti e capaci di colpire al momento giusto, per poi abbassare troppo la guardia nell’ultima mezzora, lasciando così ai gialloblù la speranza della rimonta.

Il marchio di fabbrica del maranismo viene certificato ancora una volta: il rombo mobile di centrocampo come ingranaggio perfetto. Bradaric (ieri sotto tono) punto fermo e i tre di fronte a lui sempre pronti a scambiarsi di posizione togliendo riferimenti agli avversari, gli esterni di difesa pronti ad assecondare lo spazio creato dai compagni. Pavoletti e Castro punte di diamante, il primo che mette ancora una volta la sua testa al servizio della squadra e del gol, il secondo capace di aprire la difesa clivense con dribbling e giocate d’alta scuola culminate con il bellissimo gol dai venti metri. Curioso che il suo primo centro sardo arrivi proprio contro la sua ex squadra. Scherzi del destino.

La novità dei tiri da fuori area: Barella due volte nel primo tempo, El Pata con il missile all’incrocio per il raddoppio, Joao Pedro che prova a imitarlo andando vicino al tre a zero. Pian piano arriva ciò che mancava, una fase offensiva propositiva e i centrocampisti che provano a dare il loro contributo in zona gol. Un solo aspetto negativo risalta dai novanta minuti della domenica rossoblù. Il gol incassato è frutto di un rilassamento generale post 2-0, partito dalla convinzione di aver ormai sbrigato la pratica, accentuato dai cambi di Maran che hanno tolto riferimenti alla squadra, completato da disattenzioni individuali della retroguardia come nel gol siglato da Stepinski.



L’importanza della spina dorsale rappresentata da Bradaric, Barella, Castro e Pavoletti ha dato la propria sentenza quando tre di loro hanno lasciato il campo, dando così speranze a un Chievo che fino a quel momento era apparso poca cosa e quasi mai pericoloso. Con la Juventus all’orizzonte (sabato 3 alle 20.30) sarà fondamentale lavorare su disattenzioni che contro la Vecchia Signora non dovranno accadere. Cristiano Ronaldo non le perdonerebbe: i piedi per terra rimangono doverosi, ma fare risultato a Torino renderebbe leciti i sogni.

Matteo Zizola

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