Diego Lopez

La gioia per il Trofeo di Clausura appena conquistato è ancora fresco. Inevitabile. Ma questo non impedisce a Diego Lopez, condottiero del Penarol in tandem con Michele Fini, di analizzare lucidamente il suo viaggio a tinte giallo-nere. “Vincerlo è una sensazione bellissima – ha raccontato ai microfoni di GianlucadiMarzio.com -. Sono sempre stato tifoso di questa squadra, ma non ho mai avuto la fortuna di giocarci. Da uruguaiano vincere nel proprio paese è una gioia e quando mi è stata data l’opportunità di diventare allenatore, ho detto al volo di sì. Parliamo di una delle migliori squadre del nostro paese, è organizzata bene, vince molto e ha un progetto ambizioso”.


Una nuova partenza per El Jefe, dopo un percorso che ha assunto i suoi contorni più definiti in Italia: “L’Italia per me è importantissima. Ho preferito fare i corsi lì perché ci sono i migliori esempi possibili. Basta vedere quanti sono gli allenatori italiani all’estero per capirlo. A chi mi ispiro? Allegri, Giampaolo e Mazzarri“. E i motivi sono facilmente rintracciabili: “Allegri mi ha allenato nei miei ultimi due anni di carriera, Giampaolo quelli prima. Sono preparatissimi: fare bene in un campionato come quello italiano è sempre difficile. E poi c’è Mazzarri, che ha un modo di impostare la squadra che mi piace molto, è un gran lavoratore e sa trasmettere il calcio nel modo giusto”.

Inevitabile, dunque, pensare all’Italia anche come un obiettivo futuro: “Sono sicuro che tornerò, è il mio obiettivo. Sono nato e cresciuto come allenatore in Italia. Questa esperienza all’estero mi serviva, ho un altro anno di contratto e poi vedremo. Ho lavorato in tre grandi società in Italia: in Sardegna ho avuto la spinta per cominciare, a Bologna, nonostante l’esonero siamo riusciti a salire lo stesso (e dico ‘siamo’ perché penso di aver contribuito). A Palermo era difficilissimo, lo sapevo. Ma è il calcio, Zamparini è come Cellino: a volte riesci e altre no. La cosa più importante è essere sempre se stessi, perché poi alla fine i presidenti così particolari vogliono allenatori decisionisti che si prendano le proprie responsabilità anche a costo di andare al contrasto e a costo dell’esonero.



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