Andrea Vallocchia, centrocampista dell’Olbia

Quello del derby è sicuramente un brutto colpo per l’Olbia di Michele Filippi, impantanata in un ruolino balbettante generato dagli antichi difetti. Se alla base del precedente periodo negativo c’era stato anche l’alibi degli acciacchi di alcuni uomini chiave, stavolta lo stesso allenatore ha sgombrato il campo da ogni scusante. I bianchi hanno sbagliato gara finendo nelle prevedibili grinfie dell’Arzachena, e l’ultima stecca preoccupa perché restituisce una squadra incompleta non tanto nell’organico quanto nella testa, incapace di affrontare determinati spartiti.



Il copione del derby era noto, l’Olbia ha confermato di soffrire le compagini che sporcano le partite, e così ha visto sprofondare tutte quelle qualità esaltate da alcune delle precedenti sfide. A preoccupare sono sicuramente il disagio davanti ad alcune gare, le difficoltà nell’emergere, il ritrovarsi ingabbiati negli errori e nella sterilità di chi cerca spazi inesistenti, anziché crearli con il gioco.

Le note liete arrivano da una coppia difensiva, Bellodi-Iotti, una volta di più organizzata ed efficace, mentre fatica il terzino sinistro Cotali, meno pimpante del solito sul piano atletico e tecnico, in una catena mancina dove anche Pennington segna il passo e Ragatzu vive di sprazzi insufficienti. In mezzo non ci sono grandi ricambi, anche se Calamai sembra arma utile, seppur tarpata dalle necessità inerenti la bassa età media da salvaguardare. Aspettando segnali di vita da Biancu e la miglior condizione di Ogunseye, Filippi deve affidarsi ai soliti noti. Ma soprattutto a una crescita collettiva che permetta di maturare e non inciampare a fasi alterne.

Fabio Frongia



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