Gigi Riva in Piazza Campioni d’Italia 1970 a Cagliari, davanti allo stadio Amsicora

Il 7 novembre è una sorta di data natalizia per gli appassionati di calcio, sardo e italiano, per i tifosi del Cagliari e non solo, per gli estimatori di quel totem chiamato Gigi Riva. Compie 74 anni Rombo di Tuono, e ogni anno l’occasione è propizia per celebrare il capocannoniere di tutti i tempi della Nazionale, il simbolo dello storico Scudetto rossoblù, l’emblema di un rigore morale che ha fatto scuola e dovrà essere sempre esemplare.



Tra le tante celebrazioni che, ovviamente, rischiano di sfociare nel banale, vi abbiamo proposto una bella intervista di qualche mese fa a Giorgio Porrà, importante firma sarda di Sky Sport (leggi qui)Ci piace, però, aggiungere anche un aneddoto offerto da Francesco Totti nella sua autobiografia pubblicata nelle scorse settimane, legata proprio ad un momento particolare della sua vicinanza a Riva.

Roma, 2006. La Nazionale italiana di calcio torna dalla Germania con la Coppa del Mondo appena conquistata. Sono ore di incontri istituzionali, baci e abbracci, prima della grande festa serale al Circo Massimo. Totti racconta un episodio che più di tutti sintetizza il personaggio Gigi Riva.

“Arriviamo in piazza Colonna alle 9 – si legge nel libro dell’ex capitano romanista -, con un bel ritardo rispetto al programma. Prodi (premier di allora, ndr) è sceso in strada per accoglierci, dietro di lui c’è una fila di ministri, e so già che a Gigi Riva sta venendo l’orticaria. I politici non gli piacciono, specie quelli che, prima dell’inizio del Mondiale, rilasciavano interviste nelle quali si chiedevano se dopo Calciopoli non sarebbe stato meglio restare a casa. Il ricevimento a Palazzo Chigi è comunque piacevole, piazza Colonna brulica di tifosi in festa, a un certo punto prendo la coppa e mi affaccio a una finestra per mostrarla alla gente: il boato che ne deriva vale quello di un gol nel derby. Malgrado il clima di festa assoluta, percepisco che qualcosa non va”.



Il motivo è facile da individuare. “Chiedo a Vito (Scala, amico e preparatore atletico personale di Totti, ndr) se ha orecchiato niente, e lui mi dice che ci sono dei problemi con Riva: quando ha sentito che sul grande pullman scoperto diretto al Circo Massimo non saliranno soltanto la squadra e lo staff che l’ha assistita al Mondiale, ma anche altri addetti federali e soprattutto qualche uomo politico, ha fatto una piazzata. Lo vedo in fondo alla sala, scuro in volto. Cercano di trattenerlo, ma lui ha deciso. Scende rapidamente la scalinata interna, sbuca nella piazza accanto al pullman parcheggiato, si fa aprire il vano bagagli dall’autista sbigottito, prende il suo trolley e se ne va, immagino alla ricerca di un taxi”.

Il commento di Totti. “Se già lo ammiravo prima, per il suo passato di campione e per quella disponibilità unica a mettersi sempre dalla parte dei giocatori – anche quando è difficile, com’era stato per me dopo lo sputo a Poulsen (Europei portoghesi nel 2004, ndr) –, adesso sento di amarlo proprio. Trovo preziosa la sua capacità di non perdonare, di non lasciarsi scivolare addosso tutto come invece facciamo noi, che in quell’atmosfera di festa fingiamo per quieto vivere di non ricordare cosa aveva detto Tizio, cosa aveva proposto Caio, quanto ci aveva insultato Sempronio. Gigi, invece, aveva chiarito di essere disposto ad andare a stringere qualche mano, non a far salire tutti sul pullman dei vincitori. E con totale coerenza, una volta appreso che anche chi ci aveva osteggiato sarebbe entrato nelle foto, se ne va”.



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