Barella e Maran (foto: Zuddas | Fotocronache.it)

Squadra vera ma non troppo. Il Cagliari torna da Ferrara con un punto pesantissimo più per come è arrivato che in termini assoluti. Lo scontro diretto contro la Spal doveva certificare la maturità dei rossoblù all’indomani del quasi colpo dello Stadium, e il bicchiere può essere mezzo pieno o mezzo vuoto a seconda dei punti di vista. Da una parte la gioia per aver pareggiato da -2, per la reazione e il non aver imbarcato acqua quando diluviava. Dall’altra il rammarico perché di fronte c’era una squadra con voglia, intensità e poco più, arginabile con qualche trovata tattica e innanzitutto un approccio diverso al match.



Si poteva naufragare, e il Cagliari di qualche tempo fa non avrebbe avuto scampo, invece i rossoblù si sono rialzati e hanno addirittura assaporato l’intera posta in palio. Merito del solito Pavoletti, autentico Re Mida, aiutato anche dalla dormita spallina. E poi dall’uomo-gemma che non ti aspetti, il raffinato e potente Ionita, di professione mestierante ma stavolta fantastico nella preparazione e nella stoccata decisiva. In mezzo tanti strafalcioni, molto sbuffare (specie sugli esterni, ma anche in area propria) e girare a vuoto (Castro, Joao Pedro), un Barella isolato nel cantare e portare la croce, un po’ di sentenze che arrivano.

Una squadra solida, con idee certificate e costruite da Maran in tempi non sospetti, un allenatore capace che legge le partite e le prepara, anche se le ciambelle non vengono sempre col buco. Proprio la teglia (leggasi: rosa) appare oggi (ma non da oggi) troppo piccola per inventarsi chissà cosa. Si è visto proprio quando il Cagliari è andato in svantaggio, con la guida tecnica che non poteva attingere più di tanto per modificare spartito, scacchiere, abito ai rossoblù. La mossa Sau era l’unica per variare, ma l’attaccante sardo è ben lontano dal poter essere un fattore di scossa. Il resto è poca roba, come dicono minutaggi e caratteristiche, al netto degli ingressi con poche briciole sul cronometro.



Dagli esterni al centrocampo (specie da quando Padoin fa il terzino e Joao Pedro la punta) passando per l’attacco. La coperta non è cortissima solo grazie ad una struttura efficace che fa sentire tanti elementi sul pezzo, e ai titolari che marciano spediti. Occorrerà tenerne conto nei periodi di vera magra e poi sul mercato. Perché il Cagliari è solido per navigare lontano dalla burrasca, ma l’imprevisto può creare più grattacapi del dovuto.

Fabio Frongia

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