Il neo tecnico olbiese Guido Carboni

Terminata l’era Filippi, per l’Olbia è il momento di voltare pagina. La scelta è caduta su una vecchia conoscenza del calcio olbiese, Guido Carboni, allenatore dei bianchi nelle stagioni 1999-2000 e 2002-2003. Elemento non trascurabile nella scelta del tecnico da parte della dirigenza olbiese. Mercoledì si è svolta la conferenza di presentazione del nuovo mister, accompagnato da direttore sportivo e presidente.




Traspare emozione e grande determinazione nell’affrontare la sfida, non facile, che lo attende. Non solo le due trasferte contro Pisa ed Entella, ma soprattutto una squadra da rigenerare anche sotto l’aspetto emotivo. «A questa chiamata improvvisa ho risposto subito, mentre in altre situazioni sarei stato titubante. Qui ho amici veri e l’Olbia è una squadra che ho sempre seguito. Arrivo con entusiasmo, cercando di far voltare pagina alla squadra, di riaccendere il motore e di capire il perché di questo stop. Ho visto una squadra delusa e amareggiata per gli ultimi risultati, ora mi aspetto la loro completa disposizione per riconquistare la fiducia di società e tifosi su tutti».

Come fare? È presto detto: «Dobbiamo trovare soluzioni che permettano alla squadra di ripartire, io ci credo fermamente altrimenti non sarei qui a rimettermi in gioco, anzi – afferma – sono qui perché sento di poter dare qualcosa. Le chiacchiere le porta via il vento, bisogna essere consapevoli del proprio lavoro e per questo non chiedo pazienza».


Ad aiutare può esserci anche l’entusiasmo della piazza che ritrova una vecchia conoscenza. «Qui c’è passione, ho fatto una salvezza tribolata in cui non è mai mancato il supporto dei tifosi. Il calcio è fatto di emozioni, guardiamo avanti e io cercherò di trasmettere anche solo una piccola parte del fuoco che ho dentro». Spera che il pubblico possa tornare ad essere orgoglioso della squadra e per questo serve che i ragazzi diano l’anima e lottino su ogni pallone. Per dirlo con le sue parole: “Serve una reazione emotiva“.

Questione modulo. L’Olbia in questi ultimi anni non ha mai abbandonato la veste del 4-3-1-2, è ipotizzabile pensare a un cambio di schema? «Credo che per trovare un’identità serva lavorare non tanto sul modulo ma sull’atteggiamento. Devo far rendere i ragazzi nel ruolo per il quale sono stati presi. Sono convinto che questo modulo sia adatto alla squadra. Penso che servano atteggiamento giusto e sacrificio per uscire da questa situazione».



La sfida è ancora più ardua considerato che Carboni arriva in corsa e senza la possibilità, almeno per il momento, di avere la possibilità di attingere dal mercato. «Non sempre si ha la possibilità di partire dall’inizio, ma io sono ambizioso. Voglio capire alla svelta cosa succede, non cerco alibi per me così non ne avrà neanche la squadra. Io cerco una squadra che mi somigli. Per me ogni allenamento sarà una finale di Champion in cui i ragazzi devono mettermi in difficoltà, voglio gente che dà tutto, voglio che siano come l’indole di questa terra: orgogliosa e verace. Non disdegnerò la disciplina – continua – perché è utile per ragazzi così giovani che ancora non sono giocatori ma devono dimostrare di esserlo con le competenze».

Capitolo staff tecnico e amarcord. Il gruppo resta invariato, si aggiungerà solo il suo collaboratore Leo Mastropietro, – con lui in tante avventure – che collaborerà con il preparatore atletico Andrea Paniziutti. Come vice trova Raineri, suo ex giocatore che racconta “non facevo giocare quasi mai perché era lento – ride – e non potevo schierarlo!”. Tra i ragazzi qualche conoscenza e un pallino che ha da anni: Daniele Ragatzu. Lo ha voluto ai tempi del Bari e quando ha chiesto all’allora presidente Matarrese di prenderlo lui gli rispose che non sapeva chi fosse. E, ora, grazie, agli strani casi della vita è stato finalmente accontentato!

 Roberta Marongiu



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