Rolando Maran incontra i giornalisti nel Media Day ad Asseminello

Scanzonato, guascone, padrone della situazione e in fiducia. Rolando Maran sale in cattedra ad Assemini, nel pregevole Media Day organizzato dal Cagliari Calcio all’interno del suo centro sportivo. Il momento è tra i più sereni, per i rossoblù che preparano la sfida contro il Torino, nella cornice notturna a dare fascino impreziosendo una posta in palio chiamata “ulteriore tranquillità”.

Un’ora di confronto leggero tra il tecnico trentino e la stampa, utile per guardare qualche video e capire un po’ della tipologia di lavoro che assieme allo staff e il gruppo si sta portando avanti. Che l’operato di Maran fosse tangibile e determinante si era capito subito, ma il faccia a faccia a briglie più sciolte rispetto alle conferenze di maniera aiuta sicuramente a distendere i rapporti e a capire qualcosa in più.



L’ex Chievo ha spaziato tra i vari concetti sui quali è stato stimolato. Dalla “supremazia territoriale” che “non sempre è sinonimo di efficacia” al modo di utilizzare i video per inculcare filosofia, schemi, situazioni alla squadra: “Cerchiamo di lavorare sulla qualità più che sulla quantità”, racconta Maran, specificando come il lavoro iniziato a luglio si evolva nel corso della stagione a seconda dei momenti, con le parti che si conoscono reciprocamente sempre di più e gli obiettivi che cambiano. “Ci sono traguardi quotidiani, mensili o più di lungo periodo: dal controllo di palla alla postura in determinate azioni, passando per la condizione fisica. Quando sei una squadra che non può vincere tutte le partite, la tua dimensione influenza anche il tipo di lavoro che vai a fare per massimizzare i risultati e l’efficacia del tuo potenziale”, spiega l’allenatore.

Il quale parla di “necessità di divertirsi” quando si fa calcio in tutti i suoi aspetti, intendendo con ciò l’obiettivo di “fare vedere qualcosa”. La squadra aspetta dietro la linea della palla? “Ormai in Italia lo fanno quasi tutti, l’idea è faticare meno possibile nel difendere e riconquistare la sfera, quando vedete la squadra sistemata diversamente dal 4-3-1-2 è dovuta alla scelta che si fa per proteggersi, ma se poi notate ci risistemiamo col classico modulo”. Già, il modulo, definito “un’identità di base che non deve essere un limite”.

Sin dal primo allenamento estivo, l’impronta di Maran e soci è stata chiara. Esercizi ben riconoscibili e temi chiari per la squadra (“Sono molto soddisfatto di come lavorano, per me è fondamentale andare forte, a volte devo fermarli io”, precisa), fino ad arrivare ad essere una macchina perfetta. Sagome per il lavoro tattico, partite a pressione, campi ridotti, confronto continuo coi giocatori, a gruppi o individuale. E poi gli avversari, da studiare “con equilibrio e non in modo eccessivo”, anche perché “ormai molte cose, con le immagini, sono accessibili a tutti”.



Il Cagliari assimila sempre meglio la difesa a zona pura sui calci piazzati (“Un modo per liberarsi da situazioni che fai fatica a controllare e ti dà più certezze”) e fa giocare male gli avversari. Un’etichetta, quest’ultima, che Maran accoglie con piacere, forte di una storia nel calcio ormai consolidata. “Mi piace essere considerato uno che lavora sodo”, taglia corto Rolli, che scaccia anche via la provocazione sullo scarso utilizzo dei giovani. “Se sono bravi li faccio giocare, c’è un momento opportuno per lanciarli”. Anche perché, alla fine della fiera, “noi dobbiamo vincere le partite”. Semplice ed essenziale.

E allora, tra triangoli (“Bisogna dare sempre un’opzione di passaggio, a seconda della zona di campo e della situazione possono esserci tanti vertici, ecco perché tutti i calciatori, anche i difensori, devono essere sempre più pensanti e capaci di giocare a calcio”) e capacità o meno di tenere il baricentro alto (“Tu fai il massimo per proporre, ma se ti tengono dietro stai lì e cerchi comunque di fare la tua gara, poi magari vinci in contropiede e va bene uguale”), il raziocinio riguarda soprattutto le aspettative. Ma dove può arrivare questo Cagliari? “Quando dichiari degli obiettivi devi sempre pensare al piano A e al piano B, cioè se riesci a raggiungerli o se stai al di sotto, magari mettendoci un po’ più di tempo. Lo sviluppo è sempre graduale”. Andando forte, facendo il massimo e crescendo. Tutti insieme. Parola di professor Maran.

Fabio Frongia



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