Una fase di gioco di Trento-Dinamo Sassari

La sconfitta di Trento obbliga a porsi delle domande in casa Dinamo Sassari. La trasferta contro la Dolomiti Energia è stata teatro dell’ennesima prestazione sottotono. La sconfitta, sia chiaro, non è inaccettabile in assoluto, mentre lo stesso non si può dire per l’atteggiamento della squadra, apparsa disattenta e, in alcuni passaggi, svogliata.



Sarebbe molto facile mettere sulla “graticola” dirigenza, guida tecnica o giocatori: le critiche, contro chiunque siano rivolte, sono la parte più semplice dello sport. Tuttavia riteniamo più sensato e utile, in qualità di osservatori, porci delle domande. Domande che, sì, contengono delle critiche, ma che per intento si pongono in maniera costruttiva, per stimolare ragionamenti e valutazioni, e non per proporre l’ennesimo “va tutto male”.

Prima domanda: cosa ci rimane della partita contro Trento? Una sconfitta e una prestazione mediamente sottotono, con un attacco abulico e una difesa poco grintosa. Già, la grinta. Quella che ci si aspetta che coach Vincenzo Esposito sia in grado di trasmettere ai giocatori, figlia di quel temperamento che contraddistingue il tecnico campano. Sul parquet, tuttavia, di verve ne vediamo molto poca. Trento arriva prima su tutti i palloni, ha più mordente in difesa e, in generale, più voglia di vincere. Attenzione, però, perché queste sono le armi principali dell’Aquila che, con Beto, Hogue e il figliol prodigo Craft, fa dell’intensità difensiva il suo punto di forza. Allo stesso tempo è giusto ricordare che per la Dinamo la trasferta ungherese a Szombathely, sul campo del Falco Vulcano, è stata parecchio complicata, non tanto per la partita in sé – dominata senza problemi – ma soprattutto per le difficoltà logistiche e i disagi affrontati durante il viaggio di ritorno. Vedere i giocatori stanchi e molli, quindi, potrebbe essere una diretta conseguenza di questa situazione. Quella di Trento, però, è la quarta sconfitta di fila in campionato.

Seconda domanda: come valutiamo sinora le prestazioni dei giocatori? Smith, preso per fare il playmaker titolare, va ancora a corrente alternata, probabilmente anche per l’infortunio che lo ha condizionato a ridosso dell’inizio della stagione. Bamforth e Petteway sono due grandi attaccanti, ma spesso mancano della lucidità necessaria per capire quando devono fermarsi. Altri come Thomas e Pierre cercano di lottare per trovare i propri spazi, ma con poca fortuna e per motivi diversi: il primo per la troppa irruenza che spesso lo costringe a passare tanti minuti in panca; il secondo perché si sente scavalcato nelle gerarchie e, apparentemente, poco nelle grazie dell’allenatore. In questa ridda emergono Polonara e Cooley che grazie alla loro determinazione riescono più o meno sempre a sfornare la prestazione. Scalpitano, infine, Spissu, Gentile e Magro che, però, non riescono a fornire con costanza il loro contributo.



Terza domanda: come giudichiamo l’operato di coach Esposito? Nelle prime uscite di campionato – a eccezione dell’esordio a Reggio Emilia – il Banco mostra un gioco fluido in attacco, una certa attitudine a rimbalzo e una notevole capacità di controllare il ritmo della partita. Dalla partita contro Cremona queste caratteristiche le vedremo applicate sempre di meno. Eppure si tratta di avversari alla portata – ad eccezione di Venezia, unica vera contendente di Milano in questo campionato –, alcuni addirittura in momenti difficili come Pistoia e, seppur in una fase di ripresa, la stessa Trento. In questo passaggio negativo, le prestazioni peggiori forse sono proprio quelle dell’allenatore che sembra, di volta in volta, in balia degli eventi e incapace di cambiare l’inerzia.

Per questo motivo ci si chiede perché in una partita come quella di Trento, dove gli avversari stanno dominando in termini d’intensità, non ci sia spazio neanche per un secondo per Devecchi. Jack è un veterano, e certamente non può essere “il ministro della Difesa” di qualche anno fa, ma resta il capitano di questa squadra, un leader e un giocatore che, quando si parla di dare tutto e non risparmiarsi, va preso come esempio. Chiedergli uno o due minuti di sacrificio per provare a trascinarsi dietro gli altri sarebbe stata un’opzione da non sottovalutare. In attacco, invece, sembra essere giunta l’ora di ragionare su Smith e capire se il giocatore è veramente in grado di fornire un contributo o meno in questa fase della stagione. In caso contrario, lungi dal cadere nel più scontato dei campanilismi, si potrebbe concedere più spazio a Spissu: in Serie A1 Marco ha dimostrato di poterci stare, ma deve ancora acquisire minuti e leadership e questa potrebbe essere un’occasione. Altra questione è la gestione di Petteway, attaccante di classe cristallina ma che spesso si intestardisce e gioca troppo “a testa bassa”. Dietro di lui un Pierre che vorrebbe poter dire la sua ma sembra partire sempre un gradino più in basso, anche in giornate come quella odierna in cui sembra essere in giornata e forse avrebbe dovuto essere “cavalcato” un po’ di più.

Alla luce di questa situazione si pone la quarta e ultima domanda: che voto diamo alla società? Al netto delle nostre personalissime valutazioni, il coach ha la squadra tra le mani durante la settimana e nelle rifiniture e, di conseguenza, dovrebbe avere la giusta visione d’insieme su minutaggi, impiego e valutazioni tattiche del caso. Il roster, peraltro, sembra essere stato costruito bene, sia per numeri che per qualità dei giocatori. Lungi, quindi, dal chiedere il sin troppo facile intervento sul mercato – che non sempre porta gli effetti sperati, si prenda a esempio Tony Mitchell –, alla società si richiede in questi casi di esprimere vicinanza al tecnico in questa fase difficile e di provare a stimolare i giocatori, per ottenere da loro il massimo.

Forse sono troppi quesiti; forse non piaceranno le nostre valutazioni; e probabilmente non otterremo le risposte che cerchiamo. D’altronde, però, nell’ambiente che circonda la Dinamo, si è spesso parlato delle critiche fini a sé stesse, delle dichiarazioni che “fanno male all’ambiente” e, in certi passaggi, della piazza insofferente troppo ben abituatasi dopo il Triplete del 2015. Per questo, con queste domande, proviamo anche a dare una scossa e cercare di porre fine ora – quando si è ancora in tempo – a questo passaggio a vuoto del Banco.

Lello Stelletti



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