La squadra del Cagliari scesa in campo dal 1′ contro il Torino (foto: Cagliari Calcio)

La classica serata da dilemma: bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Il Cagliari si interroga, farlo con un punto in più anziché zero è sicuramente meglio, ma è indubbio come lo 0-0 interno contro il Torino riporti alla luce antichi dubbi. Le note liete sono quelle di una squadra sul pezzo, compatta e nel complesso tonica (al netto di qualche elemento), che forse qualche mese fa avrebbe perso una partita simile. La bocca si storce però di fronte alle enormi difficoltà nella costruzione e nell’occupazione degli spazi, foriere del nulla in fase offensiva, se si escludono un cross (Barella) deviato sulla traversa e un estemporaneo quasi-gol di capitan Dessena.



Il lungo forfait di Castro è pesantissimo, costringe a tornare sul mercato (che chiude il giorno prima della ripresa del torneo, fissata al 20 gennaio) con più ansia di quanta ve ne fosse fino a poche ore prima, e sicuramente ha scosso l’ambiente minandone le certezze coltivate in questi mesi. A Maran il compito di tenere arzilla la truppa, e con essa tenere botta a livello tattico e mentale fino a sosta e mercato. Non sarà semplice, perché il materiale a disposizione è tutt’altro che eccelso o variegato, come ha lasciato intendere anche il presidente Giulini nel post-partita. Contro il Torino, come a Empoli (la recita più negativa), c’erano in campo dieci undicesimi della squadra 2017/2018, e proprio quella è tornata alla memoria, non certo in senso positivo.

Lo spostamento di Castro sulla trequarti con Joao Pedro-Pavoletti di punta aveva fatto svoltare il Cagliari, banale dire che ora sia tutto da ripensare. Pesa la totale inaffidabilità di Sau e Farias (certificata da prestazioni e minutaggio a loro riservato), che porta il Cagliari ad essere forse l’unica squadra senza l’arma del contropiede, mentre a centrocampo latita la qualità. Un’osservazione fatta già a luglio. Tanti corridori, che venivano impreziositi proprio dal collante argentino. Sul mercato andrà trovato un centrocampista offensivo con testa, piedi e magari gol: Soriano e Bessa, primi nomi sui quali si sta lavorando, possono fare al caso di Maran, così come Eder, che però ha uno stipendio ancora troppo alto (si tratta).



Intanto, però, c’è un calendario non semplice (eufemismo, soprattutto per la parte centrale) da affrontare con quel che si ha. Nel mazzo c’è anche il croato Pajac, unico che non ha ancora esordito, Maran ha sicuramente il polso della situazione e sa cosa vede tutti i giorni, ma dall’esterno stona l’accantonamento del croato nonostante l’assenza di Padoin e un Lykogiannis ancora molto indietro. Al futuro l’ardua sentenza, ma il freddo è arrivato e la coperta corta non è il massimo del conforto.

Fabio Frongia

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