. (foto Alessandro Sanna)

Niente trasferta al Pio XII di Albano Laziale per i tifosi della Torres. I supporters della squadra sassarese non potranno seguire i ragazzi di Marco Sanna nella quindicesima giornata di Serie D per via dell’ordinanza della Questura di Roma. Il motivo non è legato in nessun modo alla gara tra Albalonga e Torres, ma alla probabile presenza dei tifosi nello stesso tragitto del Cagliari, impegnato nella stessa giornata al “Benito Stirpe” di  Frosinone.



Un provvedimento precauzionale per evitare eventuali scontri tra le due tifoserie che ha suscitato la protesta del presidente della Torres, Salvatore Sechi: “Si tratta di un grave atto discriminatorio che lede la nostra immagine e i nostri diritti. Ciò che è successo ci lascia sbigottiti e delusi perché in questo modo ci viene impedito di sostenere un campionato con uguali condizioni. Pensavamo che con la serie D avessimo superato questi problemi invece ci troviamo nuovamente di fronte ad una grave imposizione dall’alto. Ritengo che qualsiasi società, da quelle di serie A alla terza categoria, debba essere trattata allo stesso modo, così non è, e oggi ne abbiamo avuto conferma perché il divieto non si applica alle due tifoserie ma ad una sola, la nostra”.

“Non si tratta solo di vietare una trasferta, in un momento importante per il nostro cammino e per motivi che non hanno nulla a che fare con il calcio, qui ci troviamo su un piano diverso– prosegue il patron dei torresini-. Questo atto, che arriva a due giorni dalla gara, lede in modo evidente le libertà individuali e lo fa in modo discriminatorio nei nostri confronti, nei confronti di tanti cittadini sassaresi che hanno l’unica colpo di amare i nostri colori e che già in gran numero, con biglietti di aereo e navi già acquistati, erano pronti a partire per sostenerci. Sono profondamente amareggiato ed esprimo tutto il mio disappunto per una vicenda che mi fa molto riflettere, per quella che considero una grave ingiustizia nei confronti di chi porta il nome della Torres e di Sassari in giro per l’Italia, su ogni campo e a fronte di tanti sacrifici economici ma anche di chi opera in questo mondo ogni giorno. Se questa è la realtà a cui dobbiamo far fronte – conclude Sechi – certamente non mi rappresenta e non rappresenta la mia visione del calcio e della passione che dovrebbe circondarlo”. 

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