Rolando Maran, allenatore del Cagliari

Di queste partite rimane il finale, l’ultima pagina prima di chiudere il libro e abbandonarsi al ricordo, all’assaporare le incredibili emozioni del viaggio. Cagliari-Roma ha avuto il proverbiale veleno che ama stare nella coda, cavalcata ora da Lopez ora da Conti, quindi da Sau, che ritorna nel luogo del delitto sperando di trovare la spinta per una rinascita reale, agognata, fondamentale. Importante per un Cagliari altrimenti spuntato.

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E sì, archiviando il pazzo finale, di Cagliari-Roma rimane l’impressione di un Cagliari che a lungo è parso privo di armi per far male ad una squadra invero povera e cagionevole. I rossoblù erano presto finiti nelle sabbie mobili, dando fiato ad una Roma che oggi ha tante ferite da leccarsi, e che infatti è naufragata non appena i sardi sono riusciti a ricacciarla nella gazzarra.

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Sau: “Gol per Astori, punto pesante” | Clicca qui!

Decisiva la mossa di inserire Pajac (proprio lui!) e mutare il Cagliari dall’ingessato rombo ad un 4-4-2 offensivo in grado di allargare il gioco, la difesa capitolina e le speranze di (san) Cragno e compagni. Insomma, di cambiare lo spartito. Un’esortazione spesso umilmente avanzata, anche in questa sede, verso la (ben più accreditata) cattedra di Rolando Maran. Sembrava la mossa del garbage time, dando spazio al croato alla seconda presenza stagionale in quattro giorni. Invece il Cagliari ha ritrovato smalto, ha messo le tende negli ultimi trenta metri, trovando il primo gol con una dinamica ormai troppo classica per essere casuale: corner (di Srna, sempre decisivo coi piazzati, come si analizzava qui nei giorni scorsi), primo tocco e tap-in, a riprova di quanto il Cagliari sia prestante e contro di esso sia difficile difendere, a uomo o a zona. Gli isolani hanno poi goduto con l’episodio propiziato anche dall’harakiri giallorosso su situazione di palla scoperta.



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Ci sono coraggio, unità di intenti, compattezza, soprattutto organizzazione e identità che una volta di più vengono confermate dai risultati a supporto del lavoro di Maran. Una squadra leggera e senza contenuti come il Cagliari delle precedenti stagioni, soprattutto della scorsa, non avrebbe portato a casa punti come questo e quello di Ferrara. L’analisi si può confermare, ma stavolta c’è un condimento in più. Con le assenze a pioggia, e viste le diverse caratteristiche dei singoli, Maran può mutare lo scacchiere e ottenere dividendi. Oggi ne ha avuto la riprova.

Fabio Frongia

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