Adriano Panatta, ha vinto la Coppa Davis nel 1976

Ha fatto rumore, domenica pomeriggio, la polemica innescata dall’epiteto sorcio dato da Adriano Panatta a Marco Sau. Il tutto legato al commento del gol del sardo in extremis contro la Roma. L’ex grande tennista aveva già fatto ammenda e spiegato, ma ora spiega nuovamente. “Sau mi sta simpatico, è stato bravo sul gol… Sorcio l’ho detto perché si è intrufolato tra tre marcantoni. Il comunicato del Cagliari? Secondo me bisognerebbe farsi una risata, ci sono cose molte più gravi. Sorcio è una parola che si usa nel gergo romano, non un’offesa ma una battuta tipica della romanità”, la chiosa di Panatta, ospite a Radio Deejay.



“L’intenzione era quello di elogiare Sau per la furbizia – continua Panatta a L’Unione Sarda – In Sardegna ho tanti amici, è sempre nel mio cuore. Chiamavo sorcio anche Harold Solomon, se ti giravi un secondo ti fregava. Era l’avversario che battei nel 1976 in finale al Roland Garros – spiega – Ma di lui avevo assoluto rispetto. I veri problemi sono altri, i social ingigantiscono anche le virgole. Sabato il Cagliari e Sau hanno compiuto un’impresa. So di essere stato frainteso, mi dispiace. Il calcio è una materia su cui non si può scherzare, eppure in fondo è un gioco. Se incontrerò Sau lo abbraccerò, potrei essere suo nonno. Se tornerò in Sardegna? Vengo in vacanza dagli anni Settanta, prima a Porto Rotondo e da tre anni a Villasimius; spero di essere accolto sempre con affetto e simpatia”.

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