Giovanili Cagliari, cambio d’epoca: la beffa Oikonomou, gli errori marchiani e una storia che deve insegnare

Werther Carboni, farà il portiere di riserva in Serie B?

Werther Carboni, farà il portiere di riserva in Serie B?

Per la maturazione di un calciatore, è più utile il lancio tra i “grandi” o l’inserimento in un settore giovanile professionistico? Domanda eterna e che trova molteplici risposte, probabilmente delle vere e proprie fazioni. Un dilemma che assume connotati ancora più forti se ci si riferisce al contesto sardo, dove quello del Cagliari Calcio è l’unica realtà giovanile professionista degna di nota. Una sorta di imbuto che poco concede alla competitività e spesso porta al ritardo di maturazione dei sardi, talvolta agevolato da scelte che negli anni si sono rivelate eufemisticamente miopi.

A Cagliari si è appena chiusa l’era Matteoli (14 anni), e la linea di condotta sotto l’egida dell’ex centrocampista di Como, Sampdoria, Inter e Cagliari è stata sempre quella di far crescere i propri talenti in casa, con gli insegnamenti tecnico-tattici dei (presunti) migliori maestri per poi, una volta raggiunta l’età di uscita, mandarli in LegaPro (o Serie C, negli anni scorsi). E’ sufficiente citare, senza scomodare i ragazzi delle annate 1992, ’93 e ’94, la rosa della Primavera nelle ultime due stagioni, per capire che ben poco abbia funzionato nell’ottica di produrre giocatori di alto livello.

Mario Beretta, responsabile del settore giovanile del Cagliari

Mario Beretta, responsabile del settore giovanile del Cagliari

Se escludiamo Dario Del Fabro, accasatosi a Leeds (dove ha fatto da spettatore non pagante), curioso appare il caso di Marios Oikonomou, ceduto al Bologna nell’affare Capello, o sarebbe meglio dire nell’affare Zeman. Operazione sfortunata: l’attaccante non rimarrà nella storia dei bomber del Cagliari, mentre il difensore greco è risultato uno dei migliori della cadetteria ed ha conquistato da protagonista la promozione in Serie A, attirando su di sé l’attenzione di molti top club europei. Si profila un’ottima plusvalenza, per il Bologna, però.

Mentre Alessandro Masia maledice la sfortuna che si è accanita su di lui (grave infortunio da cui punta a riprendersi per dimostrare il proprio valore), non si può non citare l’esperienza di Andrea Demontis, Il quale, in quel di San Marino, ha vissuto di fatto in un buco nero con soli 460 minuti giocati e che, se è vero che le uniche possibilità attualmente sul suo tavolo sono Malta e Romania, si avvicina alla fine di una carriera invero mai iniziata. Marco Russu rappresentava uno dei migliori prospetti, ma nel Como promosso in Serie B ha collezionato appena 7 presenze, e allora non si può dire certo che sia sbocciato. Discorso diverso per Alessandro Deiola: che fosse un fuoriscala lo si era capito da tempo, e il ragazzo non ha deluso, sfoderando un grande campionato con la maglia del Tuttocuoio: con 33 presenze e 4 reti, meritandosi la conferma in maglia rossoblù, dove svolgerà (almeno) il ritiro estivo con i Marco Piredda e Daniele Giorico, tra gli altri.

 

 

E gli altri classe 1995? Giacomo Cappai è rimasto in Primavera a far da chioccia agli altri difensori centrali ed ha, di fatto, perso un anno, dal momento che sarebbe stato estremamente più utile provare a dimostrare di poter ambire a frequentare il calcio professionistico. Altri sono andati a farsi le ossa in serie D, alcuni con successo ed altri no. Matteo Saias ha giocato solo nella prima parte di una stagione chiusa con la promozione in Lega Pro della Fidelis Andria; Alessandro Pusceddu e Matteo Cardia si sono degnamente distinti rispettivamente a Nuoro e Selargius, mentre Gianmarco Paulis, appena approdato in Svizzera, e Manuel Cordeddu hanno detto la loro fra Terracina e Noto, in contesti non certo facilissimi. Altri invece, Suella su tutti, hanno dimostrato che il tempo per la maturazione non è ancora giunto.

Se un solo rappresentante della “generazione 1995″ ha ottenuto la conferma, il bilancio non si può certamente dire positivo. I ’96, invece, hanno concluso la stagione al terzultimo posto, con il portiere Werther Carboni e il centrocampista Mattia Muroni che si sono confermati in grado di fare il salto. Starà ora al Cagliari trovare la miglior soluzione per la loro valorizzazione. Secondo le indiscrezioni del momento, nessun altro verrà confermato in rossoblù; grandi talenti, onestamente, non se ne vedono, anche se non manca il materiale su cui lavorare: da Simone Solinas – fatto esordire in Serie A ormai più di un anno fa e poi finito nel dimenticatoio – ad Antonio Loi, super sponsorizzato ma poi, anche a causa di uno sfortunato infortunio, mai protagonista a Carpi, arrivando a Gigi Usai, giocatore con buona qualità e prospettiva.

Emmanuele Piras con la maglia azzurra

Emmanuele Piras con la maglia azzurra

Ci sono poi i rari cavalli di ritorno, ovvero coloro che, probabilmente dopo un giudizio frettoloso, sono stati scartati, e invece ora sono punti fermi della rosa: Mario Piras, reduce dalle esperienze con Selargius e Torres, Federico Serra, passato da Savona e Mirko Loi, che pare abbia affascinato non poco il nuovo allenatore della Primavera, Max Canzi, per grinta e duttilità tattica.

Chiudiamo con la prossima rosa formata dai classe 1996 (fuoriquota), i 1997 e i 1998, della quale non farà parte Nicolò Barella, destinato a lidi più prestigiosi per superiore qualità tecnica, fisica e tattica. Preso il forte attaccante (1997) Marco Giussani dal Monza (LEGGI QUA NOTIZIA E APPROFONDIMENTO), mentre si valuta anche la mezzala Santiago Colombatto (1997), sembrano mancare un portiere all’altezza, un difensore centrale che possa affiancare Giuseppe Granara, un playmaker più prestante di Alessio Murgia e, soprattutto, un giocatore capace di galleggiare fra le linee di centrocampo e di attacco ed in grado di dare quello sprint necessario per alzare il baricentro della squadra. Punto fermo, a ragione, il difensore Paolo Arca e, in prospettiva, il giovanissimo Lorenzo Camba, attaccante classe 1999 da tenere d’occhio.

Riprendendo il focus della riflessione e la domanda iniziale, è forse il caso di estendere lo sguardo a giovani che già si sono messi in mostra con i “grandi” e quindi più pronti?

Vero è che la Sardegna è geograficamente penalizzata, ma è altrettanto innegabile come oramai tutti i top club italiani e, soprattutto, stranieri, stiano stravolgendo la vetusta visione della “gabbia dorata” in cui far crescere i propri giovani. Essi considerano sempre più necessario testarli in campionati duri e impegnativi nei quali possano farsi le ossa e dimostrare di poter giocare quanto prima con adulti e da adulti.

Troppo spesso il Cagliari ha lanciato i propri giovani quando era troppo tardi (ovvero in pendenza di contratto), con il rischio – poi puntualmente concretizzatosi- di bruciarli senza dar loro tempo di recuperare. Resta senza risposta la domanda su come sia possibile che il Cagliari non abbia mai pensato di andare a prendersi alcuni ragazzi sardi che tanto bene avevano fatto tra Serie D ed Eccellenza, inserendoli nelle proprie giovanili. La passata gestione ha sovente preferito ragazzi provenienti da sperduti campetti di periferia, senza “bloccare” chi, pur giovanissimo, aveva già collezionato diverse presenze coi “grandi”.

Alessandro Masala (in maglia azzurra) e Alessandro Aloia, tra i migliori classe 1996 d'Italia

Alessandro Masala (in maglia azzurra) e Alessandro Aloia, tra i migliori classe 1996 d’Italia

In questo senso non ci si può poi sorprendere se (presunti) campioncini in luce con la Primavera falliscano miseramente appena rapportati a contesti in cui il filtro dell’età non esiste. Se, come accaduto diverse volte, i giovani sardi finiscano per maturare alla soglia dei trent’anni perché una volta mandati fuori dal nido hanno dovuto sostanzialmente ricominciato daccapo il processo di crescita. La speranze è che la nouvelle vague del settore giovanile rossoblù abbia l’apertura mentale per cambiare rotta, e i primi movimenti (vedi sopra) paiono dare risposta positiva. Anche perché gli errori del passato dovrebbero insegnare qualcosa, ed evidenziare come un Alessandro Aloia (a segno ripetutamente, da “under”, in Serie D con l’Olbia e poi accasatosi ad Avellino) non avrebbe certo fatto male all’asfittico reparto avanzato del Cagliari Primavera. Senza dimenticare i vari Antonio Auriemma (peraltro ancora in età da Primavera) – ora al Bologna, stellina della Nazionale Dilettanti under-17 ed oggetto pregiato dell’ultimo mercato estivo – , Alessandro Masala, già protagonista con il Latte Dolce nella Serie D 2013/2014 e presto diventato capitano della Primavera del Genoa, arrivando ad Emmanuele Piras (100 presenze tra Serie D e Fondi), sul quale il Cagliari potrebbe provare a scommettere utilizzandolo anche come fuoriquota nella nuova Primavera, e Davide Arras (1998), attaccante che potrebbe arrivare in prestito dalla Juventus.

Ma i ragazzi nati tra il 1997 e il 1999 e impegnati in campionati non giovanili abbondano: Sanna e Saiu (centrocampisti del 1998, Budoni), Deiana (portiere del 1998, Olbia), Rocca (centrocampista del 1999, Frassinetti), Serra (1999, Carbonia), Fideli (terzino destro del 1997, Latte Dolce e Nazionale under-18 dilettanti).

I risultati parlano chiaro, e soprattutto in Sardegna diventa difficile percorrere la trafila completa del settore giovanile consacrandosi appena dopo il salto tra i “grandi”, sia esso con la maglia del Cagliari o con un’altra società di Lega Pro o Serie D. A maggior ragione perché nel territorio mancano realtà in grado di fungere da valvola di sfogo del vivaio rossoblù, costringendo un ragazzo appena maggiorenne a vivere lontano da casa con tutto quello che ciò comporta e senza l’adeguata esperienza calcistica. La quale, è bene ricordarlo, è sempre fondamentale per diventare (o almeno provare a farlo) un calciatore. Se è questo che si vuole fare, evitando di vivacchiare in contesti dal dubbio valore tecnico e morale.

Fabio Frongia

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