Olbia, un comandante e i suoi scudieri

L’analisi della vittoria dell’Olbia contro il Tuttocuoio

I bianchi salutano i tifosi a fine partita. Foto \ Photopoint: Sandro Giordano

I bianchi salutano i tifosi a fine partita. Foto \ Photopoint: Sandro Giordano

L’ha resa celebre Jhon Belushi, in un film del 1978, ora è una delle frasi più usate nel linguaggio comune: “Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare“. L’Olbia, in realtà, a calcio ci gioca da inizio campionato. E anche parecchio bene. Ma i risultati non hanno sempre reso giustizia all’estetica, punendo anche la minima distrazione. E così, dopo due sconfitte e un pareggio-beffa, i ragazzi di Michele Mignani contro il Tuttocuoio avevano un unico risultato a disposizione: la vittoria.




LOTTA SERRATA – Il clima è uggioso, a piogge intense si alternano lievi spiragli di sole, mentre il prato verde è pesante e bagnato. La partita impiega pochi minuti a spostarsi sul piano fisico e dell’agonismo, sorprendendo i bianchi che inizialmente soffrono le iniziative di Alessandro Masia sulla trequarti. Il bel gioco, man mano che passano i minuti, si allontana dal “Bruno Nespoli” per lasciare spazio a duelli per vie centrali senza esclusioni di colpi: si gioca quasi in un fazzoletto, i neroverdi la gamba non la tolgono mai, ma i padroni casa crescono alla distanza. La chiave della vittoria olbiese è stata proprio questa, la capacità di rinunciare al solito palleggio asfissiante indossando corazza ed elmetto, affrontando l’avversario con le sue stesse armi.

ABNEGAZIONE – Il simbolo di giornata è un classe ’99 che difficilmente strapperà gli “ooohhh” del pubblico per l’eleganza delle sue giocate, ma alla fine dei conti risulterà tra i migliori in campo. Visto che, come sempre capita, i primi a doversi sacrificare in queste situazioni sono i centrocampisti. Nessun problema per Mattia Muroni, ormai una vera e propria garanzia di serietà e solidità. Quantità, polmoni e il solito prezioso lavoro oscuro, apprezzato all’inverosimile dal suo allenatore. Con lui Joseph Tetteh, partito timidamente, poi letteralmente padrone della sua zona di competenza. Sono loro a tarpare le ali del brutto e cattivo Tuttocuoio, che di fronte, stavolta, ha trovato qualcuno di ancora più affamato. Enrico Geroni rinuncia ai compiti di regia e annulla totalmente Masia, in un pressing costante che spegne la verve del sardo classe ’95.

Daniele Ragatzu (Foto: Photopoint - Sandro Giordano)

Daniele Ragatzu (Foto: Photopoint – Sandro Giordano)

IL LAMPO VINCENTE – Stabilito l’equilibrio, entrambe le compagini faticano a creare pericoli in attacco, se non casualmente con situazioni da calcio da fermo. Cosicché Alessandro Capello spreca la migliore capitata sui suoi piedi alla mezz’ora e per averne ancora un’altra i bianchi dovranno aspettare il secondo tempo. Non è proprio un’occasione, però quando Andrea Cossu serve quel pallone apparentemente innocuo a Daniele Ragatzu sa che lui può insaccarlo: l’ex Cagliari riceve la palla e la porta non la può vedere, però gli basta sentirla. Si gira, in pochi centimetri, e gonfia la rete opposta alla Curva Mare. L’Olbia più cinica e “brutta” della stagione ha colpito appena ha visto un piccolo spiraglio, non resta che difendere il vantaggio.




IL FINALE – Proprio la gestione del finale sembrava essere la più grande tra le lacune olbiesi e i minuti che mancano alla fine sono ancora tanti. Ci sarà tempo per un gol sfiorato da un ottimo Danilo Quaranta, un errore clamoroso dello stesso risolto da Wherter Carboni e la mossa finale di Mignani da strappo di licenza (o di tesserino, come ama chiamarlo qualcuno): all’84’, quando la squadra è in completo ripiegamento difensivo e chiunque avrebbe immaginato un rimpasto del centrocampo, uscirà Cossu per Senesi, con l’ex Cynthia a completare il 4-3-3. Da qui finirà la partita del Tuttocuoio, bloccato definitivamente sulle fasce e senza più vie di fuga. Kouko per Capello e Pisano per Cotali avevano già completato il quadro, aggiungendo l’esperienza necessaria per sigillare tre punti d’oro.

La firma sulla partita è di uno dei più “anziani” in campo, ma a confezionarla ci hanno pensato un gruppo di ragazzini terribili. Gli stessi che l’allenatore genovese sta plasmando sotto la sua ala protettrice con pazienza, dedizione e capacità da leader vero, trasmettendo loro tanta consapevolezza nei propri mezzi. Un comandante carismatico che ci mette sempre la faccia, che non ha mai paura di nessun avversario e che a prendere i complimenti manda il suo vice, perché a volte il silenzio vale più di mille parole: a Mignani piace far parlare il campo.

Oliviero Addis

Commenti Facebook


Facebook
Facebook
Twitter
Visit Us
Follow
Google+
YouTube
Instagram

Lascia un commento