Pietro Mennea rivive nei ricordi del gotha dell’atletica sarda ed italiana: “Esempio di sport, vita e rigore morale”

La sala Salis della Fiera Campionaria di Cagliari, che ha ospitato l'evento

La sala Salis della Fiera Campionaria di Cagliari, che ha ospitato l’evento

Epica dell’atletica. Immagini in bianco e nero e poi a colori. La pista e il pubblico sugli spalti. La sempiterna gloria e l’ebbrezza della vittoria. Monaco, Helsinki, Smirne, Dusseldorf, Città del Messico e altro ancora. Tappe quasi obbligate di una vita, una storia di sport che porta il nome di Pietro Mennea, il gladiatore tricolore dell’atletica leggera.

A poco più di un anno dalla morte del velocista italiano più forte di sempre, il Rotary Club di Cagliari ha voluto ricordarlo con l’evento dal titolo “Per non dimenticare Pietro….”, rassegna di amici, colleghi e compagni legati a Mennea da esperienze e ricordi, sportivi e non. Un atleta mito e un uomo esempio. “Corri con te stesso e ti confronti coi tuoi limiti”. Freccia del Sud era abituato a dare il massimo. In pista come nella vita. Un essere particolare. “Ho condiviso ogni momento con lui e ho capito davvero cosa Pietro fosse oltre il campione” spiega Manuela Olivieri Mennea, moglie del campione. “Aveva trasposto nella vita di tutti i giorni l’impegno con cui si allenava”.

Studio continuo e incessante. Quattro lauree (più il diploma ISEF), l’impegno civico come parlamentare europeo e docente universitario. “Parlava della responsabilità di un campione che viene preso ad esempio. Deve comportarsi in modo etico e responsabile e mettere impegno in tutto ciò che fa. Senza impegno non si va da nessuna parte.” Per Mennea non esistevano scorciatoie solo lavoro e sacrificio davano i loro frutti.  E la sconfitta non era vista come un fallimento che poteva abbattere, ma una lezione preziosa da cui ripartire per essere più forti di prima. “Chi non ha mai provato la sconfitta, non ha mai fatto niente nella vita”.

gianfranco dotta manuela olivieri mennea day atletica

Gianfranco Dotta e Manuela Olivieri

Dopo il quarto posto di Montreal nel ’76 p(una sconfitta, appunto) per Mennea si apre, infatti, il quadriennio delle meraviglie coi record di Monaco e quello del mondo, indimenticabile, a Città del Messico. 19”72. Tempo che per 17 anni, dal 1979 al 1996 resterà imbattuto. “Un eroe del nostro secolo” lo definisce Roberto Fabbricini segretario generale del Coni che ha voluto lasciare un messaggio non potendo presenziare. Appuntamento al padiglione Mediterraneo della Fiera Campionaria della Sardegna. E’ festa di sport. E’ festa di emozioni e ricordo. In platea tantissimi appassionati, ma non solo. Veri e propri miti dell’atletica italiana e sarda del dopoguerra. Memorie vive di un’età aurea che è da incorniciare. Angelo De Fraia, primo sardo a correre i 100 metri in 11” netti, ricorda la mitica nazionale italiana soprannominata Sardapercento per via della folta colonia isolana. “Un miracolo. Senza pista e palestra abbiamo prodotto gli atleti migliori d’Italia”. Andrea Franco Sar, decatleta, regala invece un piccolo aneddoto sul leggendario ispiratore della rivoluzione sportiva che in quei anni si andava compiendo.“Ho organizzato per 32 anni il trofeo dell’Industria e Mennea è sempre venuto. Nel 1979 dieci giorni prima del record venne a Lignano Sabbiadoro e corse nonostante imperversasse un furioso temporale”. Umiltà, impegno e sacrificio. Come intitolava a caratteri cubitali la Gazzetta dello Sport: fantastico.

“Arrivò questo ragazzo di Barletta con una grande determinazione” racconta l’olimpionico record man italiano Eddy Ottoz, grande campione degli anni ’60. “Lavorava duro, perché i risultati sarebbero arrivati.” Metodo di allenamento rigido e inflessibile per piegare le capacità umane all’impossibile. Resistenza sulla velocità costruita giorno dopo giorno che permetteva rimonte e sorpassi da brivido. Gianfranco Dotta, velocista e allenatore, invece ricorda come l’anima, lo spirito di Mennea siano stati fondamentali.

“La Sardegna era una fucina di grandi talenti e eccellenze che facevano parte della Nazionale. Pietro era l’artefice del gruppo. Unico per capacità, talento e voglia di arrivare. Ma come non ricordare il campione europeo dei 200 Sandro Floris, Angelo Locci, Andrea Ruiu o Giorgio Marras ? ”. Sulla scia della Freccia del Sud, Laurent Ottoz, come il padre passione per l’atletica nelle vene, spiega “Per me Mennea era un grandissimo esempio. Sono andato a Formia, come lui, per dedicarmi all’allenamento”. Pierfrancesco Pavoni torna con la mente ai suoi esordi “Impazzivo per la Roma, per la Formula Uno e per Mennea. Ho cominciato a correre e avevo grande rispetto per lui. Poi è diventato l’uomo da battere ed è stato difficilissimo. Correva contro se stesso e non contro gli avversari”. Risultati ottenuti senza aiuti, senza scorciatoie, con tenacia e fede incrollabile “per raggiungere limiti-rammenta Mario Guerrini, giornalista sportivo -che nessun altro è riuscito a raggiungere senza doping”.

Mennea ligio alle regole e ferreo metodista era sempre in prima linea, pronto a scendere in campo se la sfida era diffondere la cultura della legalità ed esempi positivi. “Valori che esprimeva con determinazione.Paolo De Angelis, magistrato esperto in doping e mafia, ha collaborato fianco a fianco con Mennea “Trasportava alla sua vita gli stessi schemi e metodi della gara. Si preparava meticolosamente e studiava tantissimo. Sempre. Era metafora sportiva che diventava realtà” . Un puro concentrato di forza, umiltà e carattere di ferro. Un invito a non arrendersi e a prendersi tutto dalla vita. 

Federica Ginesu

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